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Home Consigli di allevamento Preparare le tartarughe terrestri ad affrontare il letargo

Preparare le tartarughe terrestri ad affrontare il letargo

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In questo articolo verranno descritti i preparativi e gli accorgimenti necessari per la buona riuscita del letargo che ogni anno le tartarughe terrestri devono affrontare.
Sembrerà strano ma gli accorgimenti iniziano da subito dopo il risveglio, e precisamente dal momento in cui le tartarughe cominciano regolarmente ad alimentasi.

Da marzo-aprile fino a giugno sarà sufficiente monitorare il peso (segnando la data e la misurazione in un quaderno) con una cadenza costante (per esempio ogni 15 giorni) e verificarne l’aumento progressivo.Per tale operazione, che richiede la precisione nella frazione del grammo, sarà sufficiente munirsi di una economica bilancia elettronica di precisione (vedi foto sotto). 

 


In linea generale un progressivo aumento della massa corporea della tartaruga è sinonimo di buona salute.

Personalmente, durante tutto il periodo di attività delle tartarughe, somministro alle stesse, una volta alla settimana (non di più), un mangime pellettato estruso di nome “sera raffy vital” che provvedo a inumidire e cospargerlo con un complesso minerale-vitaminico di nome “sera reptimineral H”.

Premetto che la migliore dieta è quella al pascolo, a base di erbe selvatiche, però sono anche convinto che il pascolo che offriamo alle tartarughe non sempre è vario come dovrebbe essere (molto spesso le testudo imparano a scegliere le erbe e inevitabilmente, così facendo,  volontariamente si nutrono sempre con la stessa coltura preferita), da qui nasce l’esigenza di riequilibrare la dieta con vitamine ed altri elementi, per mezzo dei suddetti prodotti, che io trovo eccezionali anche nel caso di una degenza.  

La foto qui sotto mostra due tartarughe che hanno appena consumato il mangime suddetto.  


Ecco i prodotti commerciali suddetti


Quindi, per prepararsi bene al letargo è necessario porre molta attenzione al regime alimentare che dovrà essere il più vario, completo ed equilibrato possibile. 

L’integrazione va fatta una sola volta al giorno in una quantità tale da non saziare le tartarughe ( meglio sempre alla stessa ora), così facendo saranno costrette a muoversi per cercare altro cibo e non diventeranno pigre e grasse (anche il “troppo cibo” fa male alle tartarughe, l’eccedenza si trasforma in  “troppo grasso” che durante il letargo può persino uccidere una tartaruga in quanto la stessa non è in grado di metabolizzarlo giustamente).

Piuttosto che integrare la dieta con troppo cibo è preferibile dimenticarsi di darlo e lasciare che si alimentino in modo autonomo con le sole erbe spontanee presenti all’interno del recinto (ovviamente  si può fare così solo se il recinto è abbastanza grande;10-15  metri quadrati sono sufficienti).

Come già detto, un giorno alla settimana, somministro il mangime commerciale, gli altri giorni integro la dieta con altri alimenti che scelgo in base al periodo.

Come base le tartarughe devono avere a disposizione il trifoglio, il tarassaco nonché le varie spontanee (piantaggine, malva, portulaca) che crescono all’interno del recinto (io metto a dimora anche qualche pianta di fragola così le tartarughe possono fare selfservice con le bacche).

In primavera integro  con valerianella, radicchio, carota grattugiata.In estate oltre agli alimenti suddetti aggiungo melone e anguria una volta alla settimana e fico, pesca e prugna una volta ogni dieci-quindici giorni. 

Integrazione con anguria (servita solo a temperatura ambiente) 

 

integrazione con carota grattugiata


Ne approfitto per ricordare di non somministrare mai proteine animali (carne, crocchette per cani e gatti, ecc…), latte e derivati (le tartarughe non possiedono gli enzimi necessari per digerire i latticini), pastasciutta e, per quanto possibile, meglio anche evitare i cereali (mais precotto, frumento e derivati), i legumi (fagioli, fave, ecc…) e le brassicacee (cavolo, cavolfiore, cavolini di bruxellles).

È da sfatare la credenza che le tartarughe sappiano istintivamente distinguere il cibo che è buono per loro; la tartaruga è come un bambino che si alimenta sotto la guida dei genitori. 

Ai primi di luglio comincio il ciclo di sverminazione contro i nematodi   (ascaridi, ossiuri, ecc…che rappresentano l’80% dei parassiti intestinali che possono colpire le tartarughe) utilizzando un farmaco che si chiama Panacur che ha come principio attivo il fenbendazolo.

 

*NOTA BENE*

(La sverminazione deve essere sempre fatto sotto consiglio del vostro veterinario di fiducia, quindi evitate il fai da te...)

Tale operazione si rende necessaria come forma di prevenzione, vista la sicurezza del farmaco e visto che in cattività il controllo autonomo dei parassiti risulta impossibile da parte delle tartarughe.

Normalmente, in natura, le tartarughe convivono con dei parassiti intestinali che se presenti in numero limitato possono vivere tranquillamente in simbiosi con le testudo. Tra l’altro, sempre in natura, nel caso in cui i vermi si proliferassero in modo eccessivo, le tartarughe si alimentano con certe erbe velenose dall’effetto vermifugo. 

 

Agosto è l’ultimo mese per far “ingrassare” un po’ di più le tartarughe in quanto già dai primi di settembre le ore di luce si accorciano e le temperature massime diurne e notturne si abbassano notevolmente (preciso che ciò vale per la mia zona che è Cavarzere in provincia di Venezia; più si scende verso il sud Italia e più tardi inizia l’autunno). 

Da settembre smetto di somministrare alimenti e lascio che le tartarughe si regolino  da sole nell’alimentazione con le spontanee presenti nel recinto.
Continuo a cambiare l’acqua ogni giorno e tengo monitorato il peso più spesso (nella fase di preletargo è normale che il peso non aumenti o addirittura scenda lentamente).
Già a fine settembre le tartarughe smettono di mangiare per preparare lo svuotamento dell’intestino e aumentano il numero delle ore di esposizione al sole disponendosi inclinate a ridosso del rifugio in mattoni (è un comportamento istintivo che ha lo scopo di catturare i raggi solari in modo perpendicolare al carapace che risulta essere un perfetto accumulatore termico proprio come un moderno pannello solare).
 La lampada a infrarossi da 150 watt, collocata all’interno del rifugio e controllata da un termostato, contribuisce a mantenere una stabilità climatica nelle brutte giornate e nelle ore notturne, mantenendo le temperature minime al di sopra dei 15° C.

 

 


 

Nei primi giorni di ottobre se vedo che la stagione è troppo anticipata provvedo a spegnere completamente la lampada per non creare confusione alle tartarughe; se invece la stagione fredda ritarda ad arrivare lascio accesa la lampada per tutto il mese di ottobre.
Sempre in ottobre provvedo ad osservare molto spesso le tartarughe (ogni mattina e ogni pomeriggio prima di recarmi al lavoro e ogni sera controllo che siano rientrate nel rifugio) in modo da cogliere repentinamente qualsiasi problema sopraggiunto (per chi si è avvicinato da poco a questi rettili voglio dire che servono anni di esperienza per essere in grado di capire se qualcosa non va solamente osservando i comportamenti delle testudo). 
Nel momento in cui capisco che le tartarughe hanno smesso definitivamente di alimentarsi provvedo a pesarle e successivamente verifico l’indice di  Jackson.
L’indice di Jackson è una formula matematica, sviluppata dal Dott. Jackson Oliphant nel 1976, che aiuta a capire lo stato nutritivo delle tartarughe che devono affrontare il letargo.
Detto indice si calcola facendo il rapporto tra il peso in grammi e la lunghezza del carapace elevata al cubo; il risultato andrà confrontato con la legenda sottostante:
0,16= tartaruga sottopeso
0,17= tartaruga troppo leggera per il letargo
0,19= buono per il letargo
0,21= ottimo per il letargo
0,23= troppo pesante, probabile ritenzione idrica
Le fasi per il calcolo sono le seguenti:
- pesare la tartaruga (per esempio si rileva un peso di 1250 grammi);
- posare la tartaruga sopra un foglio bianco appoggiato su un piano;
- tenere ferma la tartaruga con la mano sinistra facendo pressione sul carapace (nel caso non si ritirasse nel guscio disturbarla magari dando qualche colpetto, con l’indice della mano destra, sulle narici);
- con una penna o una matita, tenuta perpendicolare al foglio,  fare un segno anteriormente e posteriormente al carapace;
- successivamente misurare la distanza tra i due segni con un righello (per esempio si misurano 18 cm);
- procedere con il calcolo 1250 : 18^ 3; 1250 : 5832= 0,21 (ottimo per il letargo)
Sconsiglio vivamente la pratica del “bagnetto tiepido” a 25 °C che molti, in autunno, fanno fare alle tartarughe per stimolare la defecazione; oltre a disturbare il metabolismo con questi improvvisi aumenti di temperatura del tutto innaturali aumenta anche il rischio che la tartaruga al risveglio sia affetta da anoressia post-letargo.Il bagnetto tiepido io lo faccio fare in primavera o in estate solo se ho bisogno di un campione di feci per un esame cropologico (le tartarughe di terra se messe “a bagno”, entro venti minuti, urinano e defecano in acqua).
Nella mia zona, al massimo a fine ottobre primi di novembre, le tartarughe si interrano all’interno del rifugio.
A questo punto non faccio più niente per permettere alle tartarughe di affondare il più possibile nel substrato presente nel rifugio (se si riempie subito il rifugio con delle foglie le tartarughe smettono di infossarsi perché vengono “ingannate” dalla stabilità di temperatura che adiamo a creare con questa “coperta di foglie”).
Da quando inizia a brinare alla notte provvedo a riempire il rifugio con uno spesso strato di foglie secche (personalmente uso foglie secche di pioppo, hanno dimostrato di essere molto voluminose e quindi altamente coibenti e non ammuffiscono facilmente) e provvedo anche a chiudere bene l’apertura d’ingresso del rifugio per scongiurare la possibilità che qualche roditore possa entrare e causare delle lesioni permanenti alle tartarughe che dormono profondamente. 
Telaio con rete per la chiusura dell’ingresso

Il rifugio così “imbottito”  è in grado di garantire la protezione adatta contro il freddo invernale, anche nel caso di inverni molto rigidi con temperature fino a
–10°C (come è successo in pianura padana nell’invernata 2009-2010).
Fino a fine febbraio non faccio più niente e solo a metà marzo rimuovo la rete dall’ingresso del rifugio e tolgo tutte le foglie secche (questa operazione va fatta proporzionalmente prima se si abita più al sud Italia rispetto al Veneto).
Quando le minime notturne si sono stabilizzate sui 12-13° C provvedo a riaccendere la lampada a infrarossi creando una stabilità climatica molto utile nella fase del risveglio.
Ultimo aggiornamento ( Domenica 26 Settembre 2010 17:28 )  

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