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Home Consigli di allevamento Incubazione e schiusa delle uova di tartaruga terrestre

Incubazione e schiusa delle uova di tartaruga terrestre

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 Durante i giorni che precedono la deposizione (4-6 settimane dopo l’accoppiamento) la tartaruga femmina manifesta un evidente stato di irrequietezza caratterizzato da un continuo e frenetico camminare lungo il perimetro del recinto.

Per evitare che la deposizione avvenga senza che me ne accorga, negli orari in cui non posso vigilare,  all’interno del recinto ho predisposto una “collinetta di deposizione” priva di vegetazione e stratificata. La stratificazione del terreno che compone la collinetta è stata effettuata con un primo strato di terreno vegetale sciolto, uno strato di 5 centimetri di sabbia di fiume e nuovamente un ultimo strato di terreno sciolto (meglio se torboso in quanto essendo di colore scuro accumula più calore rispetto alle aree di terreno circostanti, “ingannando” così le tartarughe che sceglieranno sicuramente la collinetta per la deposizione).

Prima dell’ovodeposizione le tartarughe tastano con il muso la temperatura superficiale del suolo identificando il punto più caldo (è questo il motivo per cui più esemplari femmina scelgono la stessa identica zona per scavare il nido). 

    

La tartaruga dopo aver deposto è molto abile a mascherare il nido, copre molto bene la buca contenete le uova e livella il terreno così bene da rendere impossibile l’identificazione del punto dove ha scavato.

Per questo motivo lo scopo della collinetta, esposta a sud e composta da terreno sciolto, è quello di far convogliare al di sopra della stessa quasi tutte le tartarughe gravide.

Il terreno stratificato serve a rendere visibile il punto preciso dove  è avvenuta la deposizione, che alla vista presenta della sabbia in superficie, segno che in quella zona è stato scavato.

Un primo problema che si presenta dopo la deposizione è di carattere burocratico e si tratta di stabilire a che esemplare appartiene ogni covata. Questa è un informazione indispensabile per riuscire a dichiarare, nella denuncia di nascita da trasmettere al Corpo Forestale Dello Stato,  quali sono i genitori dei nascituri. Quanto dichiarato, per non incorrere a sanzioni o procedimenti di carattere penale,  deve avere un esatto riscontro con gli esami genetici che vengono eseguiti prima del rilascio del certificato giallo.

Un metodo molto semplice è quello di tenere assieme sempre gli stessi esemplari per ogni gruppo riproduttivo formato (per esempio 1 maschio identificato con microchip xxx con 2 femmine identificate con microchip yyy e zzz) e organizzare i recinti in modo tale da poter isolare gli esemplari (dopo gli accoppiamenti) in aree esclusive.

Per esempio si possono tenere tutti gli esemplari assieme in un recinto “principale” di 15 mq (5,00 x 3,00 ml), dopo le copule isolare il maschio (anche perché non disturbi le femmine con continui tentativi di accoppiamento) in un recinto adiacente di 6 mq, (3,00 x 2,00 ml) schermato lungo i lati in comune con una barriera visiva (per esempio formata da tavole di legno o arelle di bambù).  

In fine isolare il secondo esemplare femmina in un altro recinto sempre adiacente di 6 mq dotato anch’esso, come quello principale, di una collinetta di deposizione.

Così facendo si avrà la certezza della corrispondenza della covata ad ogni rispettivo esemplare.

Questo tipo di isolamento sarà mantenuto fino a fine giugno in quanto la stessa femmina può fare più covate per ogni stagione riproduttiva (generalmente fino a tre a distanza di 15-30 giorni una all’altra).

Gli accorgimenti suddetti non servono se si riesce di volta in volta ad assistere alle deposizioni, in ogni caso l’isolamento del maschio dopo l’accoppiamento è sempre consigliato.

Generalmente la deposizione avviene al mattino presto o nelle ore serali poiché questi momenti sono meno caldi e le tartarughe non rischiano di morire per ipertermia.

Il numero delle uova può variare da un minimo di 1 ad un massimo di 18 per covata, ma ciò dipende molto dalla specie e all’età della tartaruga (generalmente si contano da 4 a 6 uova per covata).

Anche le dimensioni, il peso e la forma delle uova variano da esemplare a esemplare senza una regola precisa.

Le uova delle tartarughe terrestri (testudo hermanni e testudo greca) non sono sferiche, misurano mediamente 40 x 30 mm con un peso medio di 20 grammi (le misure e il peso indicato possono variare del 20% in più o in meno  in base all’aerale di provenienza, sottospecie di appartenenza ed età della tartaruga).

A deposizione ultimata vi sono due possibilità per l’incubazione.

La prima scelta è lasciare le uova interrate affidandole a madre natura. Questo comporta inevitabilmente ad una selezione naturale circa la percentuale di schiusa (un certo numero di uova sicuramente non completeranno lo sviluppo embrionale).

Con questo metodo la schiusa avverrà a circa novanta giorni dalla deposizione.

La seconda scelta è optare per l’incubazione artificiale e la schiusa avverrà già a partire dal cinquantacinquesimo giorno.

Un aspetto molto importante da tenere presente per scegliere se optare per l’incubazione naturale o per l’incubazione artificiale è la percentuale di maschi e di femmine che si vuole ottenere.

Come molti altri rettili, anche per le tartarughe il sesso viene determinato in base alla temperatura media di incubazione delle uova.

Tra i 28 ° e 31° C si avranno quasi esclusivamente maschi tra i 32° C e i 33 °C si avrà la quasi totalità di femmine. Temperature più basse di 25° C o più alte di 34° C comporteranno la morte dell’embrione per la quasi totalità delle uova.

A mio parere, se si abita nelle regioni più al sud italia (dal Lazio in giù), è preferibile lasciare le uova interrate in quanto si avrà il giusto rapporto maschi/femmine e nel contempo si avrà una prima selezione naturale con la nascita dei soli esemplari più forti.

Nel caso si abiti in regioni più al nord italia (per esempio il Veneto dove abito io) è preferibile optare per l’incubazione artificiale in quanto dalla covata lasciata sul terreno, essendo le temperature medie troppo basse, verranno alla luce tutti maschi (infatti nel mio paese che è Cavarzere, molti proprietari di tartarughe hanno un rapporto maschi/femmine sbilanciatissimo).

Se si opta per l’incubazione artificiale, prima di raccogliere le uova, sarà necessario allestire una incubatrice.

Per gli amanti del fai da te, nelle varie rubriche che si trovano in internet, è descritto come costruirsene una in modo semplice ed economico.

Per chi non fosse pratico o non avesse tempo a sufficienza per assemblare l’incubatrice consiglio di acquistarne una economica, fabbricata per uova di volatili, che viene venduta comunemente in ogni consorzio agrario.

Io ho acquistato, al prezzo di 135 euro i.v.a. inclusa, l’incubatrice “Novital covatutto 24 eco” senza il gira uova (optional necessario solo per le uova di uccello) in quanto le uova di tartaruga non vanno mai girate.

Se ben disposte, l’incubatrice può contenere una quarantina di uova.

L’incubatrice è provvista di regolazione manuale della temperatura (un giro completo, in senso orario o antiorario, della vite posta sul coperchio, corrisponde a un grado °C in più o in meno)  ed è tarata dalla fabbrica alla temperatura che serve per le uova di gallina, pertanto è necessario munirsi di un economico termometro digitale con sonda, in modo da regolare, girando lentamente la vite, la temperatura adatta per le nostre uova di tartaruga.

 

Comunque in commercio ci sono decine di modelli, di varie marche, con prezzi che variano da poche decine di euro per quelle più economiche fino ad arrivare a qualche centinaio di euro per quelle più professionali che controllano automaticamente la temperatura e l’umidità.

Ritornando al modello che ho acquistato io (che fa parte del gruppo “incubatrici economiche”) è importante conoscere tutte le caratteristiche (che sono dettagliatamente spiegate nel libretto di istruzioni) prima della messa in funzione. L’unica cosa che anticipo è che la stabilità interna della temperatura è garantita solo se la temperatura dell’ambiente esterno è compresa i 16° C e i 26° C.

Preparata l’incubatrice si passa alla fase di prelievo delle uova dal terreno, l’operazione deve essere effettuata molto delicatamente, con un cucchiaio, asportando poco terreno per volta, in modo tale da scongiurare ogni possibilità di rottura delle uova.

Durante la raccolta ogni uovo andrà segnato sulla sommità con una matita morbida (tipo HB, meglio 1B o 2B), in modo tale che ogni successivo spostamento avvenga senza che le uova possano essere erroneamente girate nel verso sbagliato.

 

Per evitare urti o cadute, durante il trasposto verso l’incubatrice, è bene appoggiare le uova in un sottovaso riempito di sabbia.

 

Se le covate hanno prodotto molte uova si possono posizionare direttamente sulla griglia munita di divisori già in dotazione con l’incubatrice. Con questo sistema però, bisogna precisare che durante la schiusa, l’uscita del piccolo dall’uovo avverrà in modo veloce e conseguentemente il sacco vitellino risulterà più grande del normale essendo stato inferiore il tempo di permanenza all’interno dell’uovo.

Quindi il vantaggio di utilizzare tutta la superficie possibile dell’incubatrice, accostando un uovo all’altro senza substrato, è quello di poter incubare un gran numero di uova (circa 40 come già anzidetto). Lo svantaggio è quello della poca permanenza del piccolo all’interno dell’uovo (in natura, la permanenza all’interno dell’uovo è più lunga in quanto il piccolo dopo la schiusa deve scavare per ore prima di raggiungere la superficie, quindi nel frattempo il sacco vitellino viene riassorbito del tutto).

Un metodo per conciliare i vantaggi dell’incubatrice con i vantaggi derivanti dalla presenza del substrato, con la sola differenza che il numero di uova incubabili è minore, è il seguente:

in una vaschetta tipo gelato con il coperchio forato (10-15 fori del diametro di una penna), con il fondo ricoperto da 2 cm di vermiculite, mettere le uova (senza girarle dalla posizione della deposizione) e appoggiarle in modo che rimangano scoperte per metà (ciò per garantire gli scambi gassosi tra il guscio dell’uovo e l’aria circostante).

 

L’umidità da mantenere è attorno al 70-80% e sarà garantita riempiendo completamente il fondo dell’incubatrice con 4 cm di acqua e inumidendo settimanalmente con acqua la vermiculite, rispettando un rapporto in peso acqua/vermiculite di 1:1.  Sempre settimanalmente bisogna ripristinare il livello dell’acqua sul fondo dell’incubatrice.

Una volta al giorno bisogna aprire per qualche istante il coperchio dell’incubatrice in modo da garantire il ricambio d’aria.

 

Uova che presentano muffe non vanno scartate ma vanno isolate per evitare che l’infestazione si estenda alle altre uova.

Uova che per vari motivi presentano crepe possono proseguire l’incubazione senza particolari accorgimenti.

Uova con rotture accidentali, che però non hanno comportato la fuoriuscita di liquido, possono essere tamponate con un pezzo di cerotto.

Dopo un mese, eseguendo la speratura (che consiste nell’appoggiare l’uovo su una torcia elettrica, senza capovolgerlo, indirizzando su di esso il fascio di luce), è possibile distinguere le uova fecondate (che presenteranno una macchia scura che arriverà ad occupare l’intero uovo) da quelle infertili (che si presenteranno uniformemente chiare).

Tra il cinquantacinquesimo e il cinquantottesimo giorno iniziano le prime schiuse.

L’embrione rompe il guscio utilizzando il dente dell’uovo, una struttura rigida localizzata sulla punta del muso che sparisce qualche giorno dopo la nascita.

E’ necessario lasciare i piccoli dentro l’uovo fino a che non riescono ad uscire completamente (eventualmente se notiamo che il liquido di cui è composto l’interno dell’uovo diventa appiccicoso, possiamo rimuovere momentaneamente i piccoli con tutto l’uovo e metterli dentro ad una vaschetta d’acqua tiepida, in modo da ammorbidire il liquido e permettere ai piccoli di liberarsi). Una volta che i piccoli si sono liberati dall’ingombrante protezione, dobbiamo rimuoverli dall’incubatrice, lavarli sotto l’acqua tiepida (24° C), per poi rimetterli nuovamente in incubatrice per altri due/tre giorni dentro a un vasetto riempito con un filo d’acqua (in modo da permettere ai piccoli di rimanere idratati), fino a che il sacco vitellino non si è riassorbito completamente.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 18 Luglio 2012 22:51 )  

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